Andrea Fanti, 24 anni e originario di Ischia di Castro, è senza dubbio tra i volti emergenti della cucina contemporanea italiana. Da un anno è executive chef di Borgo Cadonega, un’antica ed elegante dimora sulle colline emiliane per la quale gestisce una brigata di otto persone.

Parallelamente Andrea è il responsabile catering per gli eventi di gala della prestigiosa Accademia Militare di Modena e, dal prossimo aprile, insieme ad altri soci, aprirà a Porto Cervo il Why Not, un nuovo locale che promette un ottimo mix tra specialità di pesce fresco e musica dal vivo. “Tra i vari impegni il tempo di cucinare è sempre meno ma in compenso mi sono circondato di un team affidabile”.

Il giovane chef affronta le sua vita densa di responsabilità con umiltà e spirito critico: “Il segreto di un buon leader è non smettere mai d’imparare. La credibilità va di pari passo con la ricerca e lo studio. Sono affascinato da ciò che non conosco, ecco perché ultimamente ho deciso di avvicinarmi anche alla pasticceria”.

La passione per la cucina si manifesta precocemente e lo porta, a soli 17 anni, a fare gavetta nei ristoranti di Miami. “Tornato in Italia mi sono buttato a capofitto nel progetto di diventare chef, un’avventura che mi è entrata nel sangue in poco tempo anche grazie all’esperienza, prima da allievo e poi da stagista, presso il Campus Etoile Academy. La scuola di Rossano Boscolo mi ha trasmesso un’incredibile quantità di conoscenze e mi ha aperto le porte del Forte Village, il resort di lusso in Sardegna”.

Crescere velocemente e spingere l’acceleratore sono tappe obbligate per chi sceglie la carriere dei fornelli: “Quando trascorri fino a 13 ore al giorno in cucina significa che in un anno hai lavorato l’equivalente di due. Questo non significa che sia tutto rose e fIori. Ho affrontato momenti bui, crolli di nervosismo. Ho persino pensato di mollare ma dopo essermi levato la divisa, dopo poco sono entrato nel panico e ho capito che non ne avrei mai potuto farne a meno. Passione e abnegazione sono le parole che meglio descrivono il mio approccio culinario. Mi piace raccontare i miei piatti, parlare con i clienti. Nella mia visione cucina e sala formano una clessidra: affinché l’esperienza del cibo sia perfetta, è necessario che tutti i grani passino da una parte all’altra, ecco perché ritengo fondamentale comunicare cosa c’è dietro ogni ricetta”.

Nonostante la lontananza dalla sua terra d’origine, il giovane chef ha un forte legame con la Tuscia e, sotto sotto, sogna di poterci tornare. “Lo farò quando sarò certo di non avere margini di errore. Nel frattempo, attraverso la mia cucina, promuovo altrove i prodotti locali. Nel ristorante di Borgo Cadonega ho portato diverse eccellenze del viterbese come l’olio Tamia, il miele di Apiamo e i formaggi Pira di Ischia di Castro”.