“Conviene fare il cuoco? Non è tutto rose e fiori, gloria, soldi come in tv ma il mestiere, nonostante fatica e sacrifici, garantisce comunque un reddito di tutto rispetto”. A scriverlo è Giulia Cimpanelli che, nel servizio pubblicato su Sette del Corriere della Sera, ha fatto le pulci agli stipendi della categoria, raccogliendo i dati dell’Unione Cuochi.

Secondo le fonti riportate dalla giornalista, uno chef stellato guadagna dai 4 mila euro in su, mentre un executive di un ristorante medio-alto si assesta sui 3 mila euro. Bilancio positivo anche per i capo partita e per i commis, che viaggiano rispettivamente sui 2 mila e sui 1,200 euro mensili.

L’articolo ha subito scatenato un vivace scambio di opinioni sui social, segno che il tema è caldo e di grande interesse. Gli addetti ai lavori hanno preso parola sottolineando la distanza tra realtà e distorsione mediatica. “Non si sceglie di fare il cuoco per inseguire l’illusione dei facili guadagni”, è in sintesi l’opinione unanime di tanti professionisti.

Su Linkedin Mirco fa notare che alle super cifre da stellati “si arriva con anni e anni di duri sacrifici. Mi piacerebbe che si incominciasse a dare una visione reale di una professione/missione come quella dello chef. I giovani hanno oggi un’idea confusa. Cucinare non basta più, uno chef deve essere account manager, deve saper fare public relation ed essere un uomo d’affari a tutto tondo”.

Dello stesso avviso è anche Salvatore, che commenta: “Troppi giovani si avvicinano a questo mestiere abbagliati dal luccichio delle stelle Michelin”, dimenticando i sacrifici necessari per raggiungere certi traguardi.

Di risposta un altro utente, Matteo, sottolinea le tante rinunce a cui deve sottostare un professionista dei fornelli: “Mentre i loro figli festeggiano il Natale loro lavorano, mentre noi festeggiamo il sabato sera, loro lavorano, mentre tutti festeggiano il Capodanno, loro lavorano. Al di là della capacità e bravura, gli stipendi sono alti per compensare i grossi sacrifici a livello personale”.