In palio 10 borse di studio per i vincitori

Si  giocherà domani 20 marzo la finale della seconda edizione di L’Etoile che meriti, il concorso culinario rivolto agli aspiranti pasticceri di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Dopo una prima selezione delle ricette conclusasi lo scorso 6 marzo, i finalisti si giocheranno il tutto per tutto direttamente nei laboratori del Campus Etoile Academy. La giuria interna, dopo aver assaggiato i dolci al piatto, al cucchiao e al forno (le tre categorie in gara) decreterà i vincitori.

Rispetto all’edizione del 2017, quest’anno il montepremi messo in palio è più che raddoppiato: saranno, infatti, 10 le borse di studio che verranno assegnate. In particolare 2 borse di studio copriranno l’intero costo del corso di alta formazione per diventare Pasticcere, un’opportunità privilegiata per chi sogna di scalare il mondo professionale dell’arte bianca.

Tantissimi i giovani che hanno risposto al concorso inviando la loro ricetta.

“Dopo il successo della prima edizione, abbiamo scelto di scommettere nuovamente su Etoile che Meriti aumentando il numero delle borse di studio. Un’istituzione come l’Etoile ha il dovere etico di dare delle chance anche a quei giovani che, pur avendo talento, non hanno la possibilità economica per pagarsi un corso di alta formazione. Con questo concorso vogliamo spalancare le porte del futuro a chi davvero lo merita”, è il commento del rettore Rossano Boscolo.

Emilio Taverna, Camilla Pantalei e Antonella Iannaimo sono i tre giovanissimi vincitori delle borse di studio messe in palio dall’edizione 2017. A un anno di distanza e dopo aver conquistato la Qualifica Professionale, la loro vita è stata letteralmente rivoluzionata, oggi lavorano e hanno tutte le carte in regola per giocarsi la loro partita a livelli sempre più alti.
“Come in un film mi sono ritrovato a vivere una favola – dichiara Emilio Taverna -. Ho iniziato la mia avventura da chef in un posto fantastico, non potevo desiderare di meglio. Se non fosse stato per la borsa di studio non avrei mai indossato la prestigiosa divisa della scuola di cucina più antica d’Italia”.